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“Il cinema forte e gentile” di Piercesare Stagni: aneddoti e curiosità tra i set d’Abruzzo

28-12-2021

Il cinema forte e gentile è un libro edito da Arkhé (L’Aquila,2018) che contiene la prima parte del lavoro di ricerca che lo storico del cinema e docente di materie filmiche aquilano Piercesare Stagni ha condotto sulla vasta e a volte sconosciuta filmografia abruzzese. Le storie contenute nel volume non si limitano alle trame e schede tecniche dei film, documentari e trasmissioni televisive che sono state girate sul territorio, ma sono arricchite da aneddoti curiosi e inediti sui set, i personaggi che li hanno popolati, le spesso difficili gestazioni dei film.

La lettura trascina in un mondo che per certi versi non esiste più ma che traspare tra le righe, legando con un filo immaginario il lettore a quei luoghi, alla gente che li abita, ad attori più o meno noti, spesso ormai compianti, che li hanno calpestati. La narrazione parte nel 1911 con La processione dei serpi a Cocullo – un filmato da 3 minuti e 40 secondi che documenta uno dei più ancestrali riti abruzzesi – per concludersi nel 1977 con Autostop rosso sangue. Nel mezzo 66 anni di storia del cinema, fatta di film noti: si pensi al felliniano La strada, al simpatico Straziami ma di baci saziami, con due geniali mostri sacri della nostra commedia come Manfredi e Tognazzi, ma anche gli scanzonati spaghetti western di Trinità, che hanno consacrato la coppia Bud Spencer e Terence Hill. Accanto a questi si ritrovano anche sperimentazioni di generi o pellicole assai rare, come il noir Assassino senza volto, diretto nel 1968 da Ray Morrison, (al secolo Angelo Dorrigo), musicarelli, che andavano assai di moda a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, esempi dell’epoca d’oro delle produzioni originali Rai, come lo sceneggiato Le terre del sacramento, che vantava attori del calibro di Renato Del Carmine, Paola Pitagora, Nino Taranto e Stefano Satta Flores.

Tra le chicche citate, anche un’intervista Rai del 1971 al grande scrittore pescinese Ignazio Silone, che raccontò i cosiddetti “cafoni” di Fontamara, umili contadini in rivolta contro i proprietari terrieri per la deviazione di un corso d’acqua e che il pubblico televisivo avrebbe imparato a conoscere in uno sceneggiato di inizio anni Ottanta con Michele Placido.

Tra le tante curiosità, si scopre, dal libro di Piercesare Stagni, che una suggestiva location nella Marsica, il Castello Piccolomini, venne utilizzata spessissimo, negli anni Sessanta e Settanta, per film horror e thriller. Il castello era in grado di fornire scenari adatti al genere sia in interni che in esterni, a cui si aggiungeva il vantaggio di essere in posizione comoda per raggiungere la capitale.

(Monica Sardelli)

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