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Rapporto ICE: l’audiovisivo italiano regge e si rinnova

19-10-2021

La rapida espansione delle piattaforme digitali, un mercato audiovisivo che ha tenuto nonostante la pandemia, il successo delle politiche messe in campo con la legge cinema del 2016: sono queste le principali risultanze dello Studio sull’industria audiovisiva italiana sui mercati internazionali condotto dal Centro di ricerca sociale ed economica Rossi-Doria dell’Università Roma Tre per conto di ICE e presentato all’ultima edizione del MIA.

La ricerca mostra come il settore audiovisivo, pur messo a dura prova dalla pandemia, abbia mostrato grande capacità di resistenza accelerando un processo di rinnovamento già in essere negli anni passati e spianando la strada alle varie forme di diffusione digitale. La componente digitale della distribuzione di prodotti audiovisivi è infatti cresciuta ad un ritmo del 25% dal 2013 al 2019 per raggiungere il valore di 62 miliardi di dollari, fino a tra quarti del valore del mercato, con la pandemia. Ma se fino al 2019 questa espansione si era verificata a scapito dei consumi su supporto fisico, lasciando alle sale un tasso medio anno di crescita di circa il 3% e una quota di consumi superiore al 40%, la pandemia ha inflitto un duro colpo ai canali tradizionali di consumo spianando ulteriormente la strada alla distribuzione in streaming.

Altro tema, la diffusione internazionale dei contenuti audiovisivi in lingua italiana: il nostro audiovisivo appare in una fase di vivacità produttiva con segni di rafforzamento della posizione internazionale sia in termini di capacità di attrarre investimenti esteri, sia in termini di quote di mercato. L’incidenza delle multinazionali straniere sugli occupati è infatti cresciuta dal 4,2% all’11,5%. La quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali resta molto piccola (0,2% in media nei 10 anni) – in questo giocano un ruolo importante le barriere culturali e politiche e il persistere di problemi strutturali legati alle caratteristiche delle imprese più piccole – ma ha dato segni di ripresa dal 2015, soprattutto grazie ai successi conseguiti nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Questi risultati dipendono in buona parte dal rafforzamento e riorganizzazione delle politiche di sostegno al settore messe in campo nel 2016 con la nuova legge cinema e audiovisivo. Emerge infatti un chiaro rapporto positivo di lungo periodo tra l’intensità del sostegno pubblico alle imprese italiane del settore audiovisivo e la loro quota di mercato in termini di offerta.