Calabria: L’insostenibile divenire dell’essere

(a cura di Andrea Gropplero - materiali Cinecittario: Archivio Luce)

La Calabria, il cuore della Magna Grecia, la culla della filosofia occidentale che ha dato i natali a Parmenide, Zenone, Pitagora, come viene raccontata nel cinema Italiano?

Stampa itinerario
Salva
Condividi

Aspromonte
Regione: Calabria Tipologia: Montagne Territorio: montagna
Ferruzzano
Regione: Calabria Tipologia: Paese Territorio: borgo, centro storico, collina, montagna

L’abbuffata celeste

Mimmo Calopresti ha narrato in vari modi la sua Calabria. in Aspromonte la terra degli ultimi (2019) racconta della comunità di Africo, un piccolo paese dell’Aspromonte dimenticato dallo stato e sotto il giogo delle ndrine, che decide di costruirsi una strada che li porti verso la civiltà e permetta a un medico di raggiungere il paese.
Uno sguardo molto diverso rispetto ad una sua precedente opera, L’abbuffata (2007), dove tre ragazzi di Diamante, tra mille difficoltà, decidono di realizzare un cortometraggio. Comincia da parte dei tre la spasmodica ricerca di due elementi fondamentali per la realizzazione del progetto: un attore e un regista. Dopo un viaggio a Roma, i ragazzi troveranno il consenso di Gerard Depardieu a interpretare il loro piccolo film. Tutto il paese, alla notizia dell’arrivo del grande attore francese, si mobiliterà per costruire il set: un grande banchetto nella piazza del paese sul mare. Ma un evento inaspettato, che richiama alla grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri, impedirà la realizzazione dell’impresa.
Corpo Celeste (2011) segna il fortunato esordio di Alice Rohrwacher alla regia. Presentato alla Quinzaine di Cannes e premiato con il Nastro d’argento alla regia, è la storia di Marta, figlia di emigrati in Svizzera che fa ritorno tredicenne in una Reggio Calabria che non riconosce più. Tra degrado, preti carrieristi ed una fede svilita dalla cultura reality televisiva, la ragazzina troverà il suo percorso iniziatico ai misteri della fede, grazie ad un vecchio prete marginalizzato dalle gerarchie ecclesiastiche, ad Africo Vecchio, un paesino semi abbandonato dell’Aspromonte.
Che cosa accomuna Corpo Celeste e L’abbuffata? Uno sguardo pieno di amore nei confronti di questa terra e una grande attenzione alla ritualità del cibo, che arriva a noi, lungo tre millenni direttamente dalla Magna Grecia e dai suoi filosofi che teorizzavano l’immutabilità dell’essere e l’impossibilità del suo divenire



 
Leggi tutto
Il ladro di bambini (1992) - © Archivio fotografico Cineteca Nazionale, Roma

Achille, la tartaruga e il ladro di bambini

Il film di Gianni Amelio Il ladro di bambini (1992), vincitore del Gran Premio della Giuria a Cannes ’92, di due Nastri d’argento e cinque David di Donatello, narra la storia di Antonio (Enrico Lo Verso), giovane carabiniere calabrese che deve scortare l’undicenne Rosetta, costretta dalla madre alla prostituzione, ed il fratellino Luciano in un orfanatrofio di Civitavecchia che li rifiuterà. Da lì comincia un viaggio che li porterà dapprima in Calabria a casa di Antonio, dove i tre si fermeranno nel ristorante di famiglia del giovane carabiniere, prima di riprendere il viaggio verso un nuovo orfanatrofio in Sicilia.
Il viaggio, fin dal suo inizio, con il collega di Antonio, Grignani (Fabio Alessandrini) che si defila, abbandonando i tre e scendendo alla prima stazione, ricorda il più famoso dei paradossi di Zenone: Achille e la tartaruga. Zenone, allievo di Parmenide, definito da Aristotele l’inventore della dialettica, usava per argomentare le tesi parmenidee sull’immutabilità dell’essere. Il paradosso di Achille e la tartaruga ci racconta che il movimento è un’illusione, frutto della percezione.
Così ci racconta il paradosso di Zenone lo scrittore argentino Jorge Luis Borges: “Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre 10 volte più svelto della tartaruga e le concede 10 metri di vantaggio. Achille corre quei 10 metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all'infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla”.
Chissà cosa avrebbe detto Zenone vedendo il film di Amelio: probabilmente avrebbe trovato delle assonanze tra il road movie e il suo paradosso più noto, probabilmente avrebbe detto che è inutile viaggiare, poiché l’essere non diviene, ma è. Per quanto viaggiamo, resteremo dove siamo: bambini restituiti alla fanciullezza.



 
Leggi tutto
Nduja

Il ristorante di famiglia

La sequenza del ristorante della famiglia di Antonio in Calabria, ne Il ladro di Bambini, probabilmente è il più importante dei turning point narrativi del film di Amelio. Nella ritualità del pranzo per la comunione di una loro parente, Rosetta viene posta di fronte al suo passato di baby prostituta, come una macchia indelebile nella sua vita. È lì che tra i tre si crea una amicizia ed un’empatia profonda, che vede Luciano conservare come qualcosa di prezioso una foto di Antonio bambino vestito da cow boy, a significare una trasposizione di due diversi modi di essere bambini. Nella ritualità del pranzo, il carabiniere Antonio viene messo di fronte all’evidenza filo mafiosa della famiglia e della riconoscenza che questa prova nei confronti degli ndranghetisti locali. Così il giovane carabiniere tra una teglia di pasta al forno, una soppressata, una nduja e un dolce suntuoso, acuisce la distanza dalla famiglia e l’empatia nei confronti dei due bambini.



 
Leggi tutto
Aspromonte la terra degli ultimi (2019) - © Minerva Pictures

Breve storia della cucina calabrese

La cucina contemporanea calabrese è in sostanza la stessa che si usava nella Magna Grecia: la cucina dei greci e dei latini, ovvero la cucina mediterranea degli albori. Certo, il tempo ha portato influenze arabe, normanne, spagnole e francesi, ma in sostanza molti dei piatti della cucina calabrese sono rimasti gli stessi che mangiavano Parmenide, Pitagora, Zenone.
Nella piana di Sibari (Sybaris), i sibariti che vivevano nell’eleganza, nel lusso e soprattutto nel vizio tra i cibi d’elezione annoveravano i laganon, tagliatelle larghe di cui tempo dopo avremo anche testimonianza da Apicio. Probabilmente nascono o furono comunque qui introdotti dai greci come cibo rituale anche i makaria, una specie di gnocchetto cilindrico da cui sembrano derivare gli attuali maccheroni.
Come bene ci raccontano Alex Revelli Sorini e Susanna Cutini nei loro Taccuini gastrosofici, la ritualità e le frequenti carestie hanno condizionato molto la cucina calabrese: “Diceva una vecchia canzone popolare: 'Amaru chi lu puorco non ammazza', infelice chi non ha maiali da ammazzare, perché insaccati, sugna, formaggi, melanzane sott'olio e pomodori seccati erano per la gente del Sud la garanzia di sopravvivere nei periodi, non infrequenti, di carestia. C'è nel modo di alimentarsi dei calabresi qualcosa di sacro e d’antico, l'osservanza di regole di comportamento che vengono dai secoli. Si direbbe che tra la Sila e lo Stretto si avvertisse più che altrove la connessione tra le esigenze della nutrizione e quelle dello spirito: ogni festa religiosa aveva in Calabria il suo cibo di devozione, ogni evento della vita familiare il suo adempimento gastronomico. Era regola che per Natale si dovessero mettere in tavola tredici portate e che lo stesso si dovesse fare per l'Epifania; le feste di Carnevale richiedevano un menù fondato su maccheroni e carne di maiale, la Pasqua non poteva celebrarsi senza i pani rituali e l'arrosto di agnello. Per l'Ascensione erano di rigore i tagliolini al latte, per San Rocco i dolci raffiguranti le parti del corpo che potevano guarire con l'intercessione del taumaturgo. Il rigore di questo calendario si è affievolito col tempo, lasciando però tracce visibili nel repertorio alimentare della regione.”



 
Leggi tutto
Tagliolini

Tagghiulini chi ciciri

Tagliatelle di origine ellenica con i ceci, tipiche in tutta la Calabria, quella che segue è la ricetta di Piatti tipici calabresi.
INGREDIENTI

  • ceci 200 g
  • pasta 200 g
  • uno spicchio d’aglio
  • due foglie d’alloro
  • un pizzico di peperoncino
  • un pizzico di bicarbonato
  • olio extravergine di oliva
  • sale

PREPARAZIONE
Mettere in ammollo i ceci la sera prima con un pizzico di bicarbonato. Il giorno seguente sciacquarli e porre in una pentola con abbondante acqua, calcolando che i ceci durante la cottura ne assorbiranno parecchia. Aggiungere l’aglio e le foglie d’alloro. Farli lessare fino a quando non saranno morbidi.
Togliere un poco d’acqua di cottura e metterla da parte, potrà servire per aggiungerla durante la cottura della pasta; eliminare l’alloro. Portare ad ebollizione i ceci nella loro acqua e tuffarci la pasta. Far cuocere aggiungendo il sale ed un pizzico di peperoncino.
Se dovesse risultare troppo densa, portare a termine la cottura della pasta aggiungendo un poco d’acqua messa precedentemente da parte.
Condire con dell’olio extra vergine di oliva a crudo e servire in tavola, calda o fredda.



 
Leggi tutto
Corpo Celeste (2011) - © Fondazione Calabria FC

Ricetta per un trailer fai da te sulla cucina e il cinema in Calabri

Per chi volesse farsi un trailer fai da te su L’abbuffata, Corpo Celeste e Il ladro di bambini proponiamo questo gioco dando le indicazioni di entrata e di uscita dai film. Basterà usare un qualunque programma di montaggio ed inserire sulla time-line i dati dei film che vi proponiamo di seguito ed in pochi minuti il gioco sarà fatto.

  • Scaricate il titolo di L’Abbuffata
  • unite al minuto 00.38 e tenetelo fino al minuto 02.00
  • unite il minuto 01h.11.15 e tenetelo fino al minuto 01h.11.53
  • unite al minuto 01h.12.56 e tenetelo fino al minuto 01h.18.29
  • unite al minuto 01.18.38 e tenetelo fino al minuto 01h.27.35
  • unite il minuto 01h.28.21 e tenetelo fino al minuto 01.28.55
  • unite al minuto 01h.32.31 e tenetelo fino al minuto 01h.34.40
  • scaricate il titolo di Corpo Celeste
  • unite al minuto 13.51 e tenetelo fino al minuto 17.59
  • unite al minuto 01h.06.20 e tenetelo fino al minuto 01h.08.50
    scaricate il titolo di Il ladro di bambini
  • unite al minuto 47.58 e tenetelo fino al minuto 49.40
  • unite il minuto 55.55 e tenetelo fino al minuto 58.25
  • unite al minuto 01h.22.37 e tenetelo fino al minuto 01h.24.00
  • aggiungete il cartello “Fine”
  • gustatelo in compagnia e, se non lo avete ancora visto, guardate il film.


 
Leggi tutto

News correlate

Tutte le news