Il giovane Favoloso

La vita di Giacomo Leopardi, dall’infanzia a Recanati, alla morte a Napoli, raccontata anche attraverso i suoi memorabili scritti. È stato presentato in concorso alla 71ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Genere

Film biografico 

Regia

Mario Martone

Cast

Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco

Paese di produzione

Italia

Anno

2014

Anno di ambientazione

1800 circa - 1837

Produzione

Palomar, Rai Cinema

Premi

David di Donatello 2015: Migliore attore protagonista a Elio Germano - Migliore scenografia a Giancarlo Muselli - Migliori costumi a Ursula Patzak - Miglior trucco a Maurizio Silvi - Migliori acconciature a Aldo Signoretti e Alberta Giuliani / Nastro d'argento 2015: Film dell'anno a Mario Martone, Palomar ed Elio Germano / Globo d'oro 2015: Miglior film a Mario Martone / Ciak d'oro 2015: Miglior film a Mario Martone - Migliore attore protagonista a Elio Germano - Migliore sceneggiatura a Mario Martone e Ippolita Di Majo - Migliore scenografia a Giancarlo Muselli - Migliori costumi a Ursula Patzak / Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia 2014: Premio Pasinetti a Elio Germano - Premio Vittorio Veneto a Elio Germano - Premio AKAI a Iaia Forte - Premio Piero Piccioni a Sacha Ring

I luoghi


“Così ho pensato di andare verso la Grotta,
in fondo alla quale, in un paese di luce,
dorme, da cento anni, il giovane favoloso.”

Anna Maria Ortese, Pellegrinaggio alla tomba di Leopardi


L’infanzia di Giacomo trascorre lenta, a Recanati, assieme ai fratelli Carlo e Paolina, occupata in uno studio matto e disperatissimo nella biblioteca di famiglia. Unica distrazione: osservare dalla finestra la sfortunata (morirà giovanissima) Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di famiglia, a cui dedicherà l’indimenticabile A Silvia. I discendenti di Leopardi hanno messo a disposizione la villa settecentesca di proprietà della famiglia per alcune scene, in particolare la sontuosa biblioteca del primo piano, fornita di 20.000 volumi, e la camera da letto di Giacomo.
I vicoli del centro storico e i paesaggi di Recanati, così come quelli di Castelfidardo e Osimo, e diverse case private, sono stati utilizzati per alcune riprese.
In questa fase della vita, Giacomo intrattiene una fitta corrispondenza con lo scrittore Pietro Giordani, che, intravedendo nel giovane grosse potenzialità, decide di andare a trovarlo. Durante la visita lo conduce, assieme al fratello Carlo, alla Santa Casa di Loreto. Se ne riconosce la fisionomia nella semioscurità, quando l’autoritario padre Monaldo, scoperta la “fuga” dei figli, li raggiunge in carrozza, per poi ascoltarli conversare, nascosto, all’interno del Santuario.
A 24 anni Giacomo va finalmente alla scoperta del mondo. A Firenze vive sotto l’ala protettiva di Antonio Ranieri, studente esule napoletano, e partecipa ai salotti letterari di via Ghibellina, animati dalla bella Fanny Targioni-Tozzetti. Durante una di queste serate, Giordani mostra ai tre giovani la Psiche Abbandonata, scultura in marmo di Pietro Tenerani, oggi custodita presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Firenze. Il terzetto amoroso tra Giacomo, Antonio e Fanny è ben sintetizzato in una scena in cui i tre giocano a mosca cieca su un prato di Fiesole.
Deluso dall’amore non corrisposto per Fanny, Giacomo sosta con l’amico Ranieri a Roma. Il passaggio nella città eterna avviene attraverso il Parco degli Acquedotti. A Roma Giacomo va a trovare lo zio Carlo Antici e lo aspetta a lungo in una sontuosa sala. Siamo in realtà a Macerata, nella Sala Eneide del settecentesco Palazzo Buonaccorsi, oggi sede sede dei musei civici.
Un'amnistia riapre a Ranieri le porte della sua città natale, ed è qui che Leopardi, piuttosto avanti nella sua malattia, trascorre l’ultima parte della sua vita. Gli ambienti napoletani del poeta vengono ricostruiti tra i chiostri dell'Università Suor Orsola Benincasa, alle pendici del colle di Sant’Elmo, che nel 600 fungeva da cittadella monastica. Napoli viene dipinta nella sua veracità, lo si nota in una scena in cui il poeta, passeggiando a Piazza del Plebiscito, conversa con alcuni popolani. Nel frattempo nella città scoppia il colera e le condizioni di salute di Leopardi peggiorano. Ranieri lo porta dunque a Villa Ferrigni a Torre del Greco. Qui, dopo aver assistito all’eruzione del Vesuvio, scriverà La Ginestra, il suo testamento poetico. La villa, ribattezzata in suo onore Villa delle Ginestre, è stata ambientata a Terzigno.

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